GLOSSARIO CARTOMANZIA
E TAROCCHI




FAQ
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- Acqua. L’acqua è anteriore al sole e alla terra, che
da lei emerse. Gli antichi chiamavano acque superiori quel mondo segnato dai
fenomeni atmosferici, e l’aria come suo mezzo naturale, che ha il cielo
come cupola; e acque inferiori ai liquidi che conformano i mari, fiumi, laghi
e sorgenti ed i loro equivalenti psicologici e gnostici presenti in tutto
il pianeta. Le acque sono simbolo di purificazione come ben si può
vedere nelle società arcaiche che alludevano ad esse nella ricerca
di una nuova vita (per esempio: il battesimo cristiano). L’acqua, energia
passiva, feconda costantemente l’attività delle potenze. Le acque
sono un veicolo necessario per la riproduzione di tutte le specie: le acque
piovane sono state considerate costantemente come un fattore imprescindibile
per la generazione universale, tanto che le deità della pioggia occupano
un posto analogo o anche più importante di deità solari di alcuni
pantheon: la siccità è sinonimo di maledizione La coppa, l’uomo
coppa, o pietra viva, nasce dall’attività del cielo propagati
dalle piogge sacre.
- Ali. Le ali caratterizzano tutto ciò che vola. L’araldo
alato annuncia la nostra resurrezione. Alcuni vedono nel trono dell’Imperatrice
una forma d’ali. Cupido, grazie alle sue ali, sembra "galleggiare"
nello spazio. L’Angelo della Temperanza, la Sfinge Immobile, e il Diavolo
(arcani maggiori), possiedono ali ma non sono sospesi nell’aria o acque
superiori. Ciò, lungi dall’indicare che non volano, potrebbe
segnalare la possibilità che possiedono di farlo. Infine nella carta
del Mondo, possiamo osservare un angelo in corrispondenza con l’evangelista
Giovanni, il discepolo amato, erede del testamento cristiano ed autore anche
del Libro della Rivelazione o Apocalisse dove appaiono numerosi angeli o personaggi
alati.
- Angelo. Gli angeli rappresentano stati sottili dell’essere
e si occupano di realizzare le chiamate e gli annunci per iù risveglio
della coscienza. Secondo le Tradizioni chiamate "del libro" il Diavolo,
è un angelo caduto.
- Animale. L’animale sintetizza le potenze istintive e a volte
bestiali degli esseri umani. I popoli antichi hanno sempre creduto nell’esistenza
di un alter ego animale strettamente vincolato all’uomo. Tutti gli animali
esistenti in diversi luoghi geografici e in differenti tempi storici, sono
stati simboli importantissimi compresa la cosmovisione dei popoli arcaici.
- Appeso. Stare appeso, in lingua popolare, equivale a essere "venduto"
o "consegnato", ovvero privo di qualsiasi protezione, è l’essere
rimasto privo di ciò che giammai si è posseduto. La spettacolarità
della carta degli Arcani Maggiori che lo figura consiste nell’idea di
nversione. Tanto il personaggio centrale quanto i due alberi troncati ed equidistanti
che lo affiancano germinano nella terra mentre le sue strane radici sembrerebbero
avere origine celeste.
- Aquila. Fra tutti gli uccelli, si distingue quasi unanimemente l’aquila,
non solo come portatrice di buon augurio, associato a tranquillità,
forza, maestà, altezza, ma anche come parte degli attributi della regalità,
o nobiltà, precisamente per le cameristiche del suo volo, il suo sguardo
penetrante, il dono di cacciare e l’impertubabilità della sua
esistenza.
- Arco. La tensione dell’arco sta in relazione matematica con
il potere della freccia. Pitagora studiò queste corrispondenze, in
relazione alla misura della corda. L’arco guerriero è uno strumento
vibratorio che imprime a distanza la sua potenza anonima. In molti popoli
arcaici i limiti del territorio erano stabiliti dalle distanze che percorrevano
le frecce lanciate dai capi verso le quattro direzioni dello spazio.
- Artiglio. Gli artigli sono le armi delle fiere, e sono stati considerati
come talismani in tutti i popoli del mondo. Gli artigli del nemico, gli artigli
della mode, sono stati considerati sempre come solidificazioni di avvenimenti
estremi dove la lacerazione delle membra precede la ricostituzione degli stessi
su un altro piano, o sfera della realtà.
- Atanor. Uno dei pochi simboli muratori presenti nei tarocchi è
l’arcano maggiore, chiamato La Torre di Distruzione o Casa di Dio. Alcuni
degli artisti che si occupano dei Tarocchi e giocano con questo vedono in
questa torre un’immagine dell’atanor alchemico, dove gli alchimisti
preparano le loro cotture, il quale è stato a sua volta assimilato
all’anima o psiche umana. In un determinato momento, tutto ciò
che si era riusciti a comprendere, improvvisamente viene distrutto ed il filosofo
rimane di nuovo digiuno. Ricostruire pietra per pietra l’atanor è
tornare a integrare un ordine nel quale gli esseri umani sono compresi.
- Aura. Luminosità extracorporale che si produce in molti casi
come fenomeno naturale gli studiosi della scienza ermetica, che per la natura
del loro lavoro sono in grado di legarsi con la metafisica. Nell’iconografia
medievale saggi, santi e illuminati sono soliti essere circondati da un limbo
di luce transpersonale che nella vita quotidiana molti "psichici"
dicono di percepire nei loro simili.
- Bacchetta. Questa versione civilizzata del bastone primitivo è
uno strumento magico per eccellenza, e come questo manifesta l’elemento
radiante o fuoco, equiparalo anche alla passione o amore (si ricordi che Eros
è cieco), necessario per qualunque produzione.
- Barba. Virilità, decisione, autorità, presente per
esempio nell’Imperatore, i re di coppe e denari degli arcani minori;
indica anche Sapienza nel caso del Papa, Ierofante o psicopompo e nel numero
VIIII, L’Eremita.
- Bastoni, bastone. Attivi, fallici, simboli del legame verticale
fra cielo–terra. Nelle tribù primitive indoamericane e africane,
come il baculo, è strumento cerimoniale proprio degli sciamani; segno
d’autorità.
- Bene e male. Due cammini. Nell’arcano numero VI si trova cabalisticamente
mostrata la decisione di tum personaggio attratto da due forze ugualmente
poderose e importanti. Nel pitagorismo queste due energie erano significate
dalle biforcazioni della lettera Y, che nate da una radice comune obbligano
a prendere una decisione in accordo con il cammino tracciato. Nel loro aspetto
morale queste forze opposte però latenti nell’anima dell’Innamorato
(Arcani Maggiori) non sono altro che la costante congiunzione di opposti a
cui si vede costretta qualsiasi anima nel cammino della sua Liberazione. Il
bene e il male non sono altro che due aspetti di una stessa cosa, a meno che
il Bene si scriva con maiuscola e sia identico alla Liberazione. In questo
caso il bene sarebbe uranico ed il male (ctonio, stabilendo così una
gerarchia naturale fra l’essere e l’altro, l’autentico Io
e l’egotico personale.
- Bilancia, equilibrio. La bilancia, come forma dell’equilibrio,
mantiene un asse fisso e immobile, polare, che permette di avvertire la dualità
dei pesi in ciascuno dei suoi due piatti. Immagine dell’equidistanza,
è sensibile tuttavia ai pro e contro che costantemente conformano l’universo.
Gli antichi videro nel cielo l’ideogramma della bilancia che essendo
in principio polare fu posteriormente trasposto all’ordine zodiacale.
La bilancia è visibile nella carta della Giustizia. Fin l’ultimo
dei tuoi capelli è contato.
- Borsa, sacchetto. La borsa o il sacco denotano la parte più
intima, l’appartenenza interna di ogni soggetto; per questo è
anche un simbolo dell’essere e delle possibilità di quanto vi
è contenutto. Tutti i nostri oggetti necessari i nostri strumenti magici
si trovano nella borsa; ancor oggi, le nostre chiavi, il nostro denaro (mezzo
di cambio), le agende degli indirizzi (ovvero la relazione con l’intorno),
ed anche le nostre caste di credito, quelle orribili ed efficienti targhette
plastiche, ce le portiamo dentro la borsa. Gli sciamani indoamericani usano
portare i loro oggetti di potere durante tutta la vita in involucri o pacchetti
sommamente consacrati che occultano il loro contenuto agli sguardi dei volgari
profani. Niente di valore commerciale si trova in essi, solo sono oggetti
totalmente cosmicizzati per la loro propria natura simbolica, o sovracosmica.
Nell’arcano maggiore senza numero, denominato Il Matto, questi porta
occulte nel suo sacco tutti i suoi averi.
- Cane, Lupo. È dubbio se nella carta XVIII, La Luna, appaia
una coppia di lupi o di cani, o se uno di loro sia cane e l’altro lupo.
Ciò che è certo è che entrambi gli animali ululano in
direzione dell’astro notturno, chiamando i suoi effluvi che si spargono
in forma di gocce. Il cane è esempio di addomesticamento e fedeltà,
mentre il lupo resta selvaggio e molte volte solitario.
- Cappa. Molti dei personaggi delle carte della corte e degli arcani
maggiori appaiono coperti da una cappa. Questa protezione contro il freddo
è anche sinonimo di occultamento, così come la toga dei giudici
e dei maestri in Diritto che esprime la solennità della Giustizia.
Tutt’oggi canonici, monsignori, letterati e la maggioranza degli indiani
che si coprono con ponchos conservano il loro calore interno protetti in un
manto legale che nessuno oserebbe proibire.
- Cappello. È segno di energie superiori, quelle che si ubicano
simbolicamente sulla testa, ed in questo senso si pone in relazione con la
corona e le corna. Così come serve per proteggere dal sole, dall’aria
e dall’acqua, è simbolo di protezione. Nelle carte I e XI, Il
Mago e La Forza, osserviamo un cappello simile, con la forma di un otto allungato,
simbolo del movimento continuo. Questo cappello appare anche in varie figure
della Corte.
- Cavaliere. Esiste una associazione molto stretta fra colui che monta
il cavallo e il cavallo stesso, ovvero del veicolo nel suo insieme, a tal
punto che gli autoctoni americani durante la invasione spagnola credevano
vedere in questo un solo animale favoloso. I cavalieri del Tarocco appartengono
all’antico ordine medievale in cui l’autorità era esercitata
dai saggi, i quali concedevano il potere ai guerrieri e alle loro corti come
prosecuzione del loro mandato divino; commercianti e borghesi e coloro che
si dedicavano ai lavori più semplici completavano lo schema tradizionale.
Gli ordini militari di tutti i popoli hanno contribuito in modo diretto e
attivo alla generazione universale.
- Cavallo. Veicolo terrestre per eccellenza, il cavallo, dotato di
una quantità di condizioni (forza, destrezza, intuizione) poste al
servizio dell’uomo, gioca un ruolo importante nella simbologia. Il suo
spostamento, come nella carta VII, è associato alla mobilità
ed alla vita come un viaggio per terra, come anche si può osservare
nei denominati Cavalli o Cavalieri delle carte della Corte. In numerose mitologie
e racconti magici sono frequenti i cavalli che parlano. I cavalieri sono coloro
che dirigono abilmente la rotta e la direzione della bestia.
- Carro. Il carro del Sole è l’archetipo dei carri guerrieri;
Assiri e Caldei come Greci e Romani imitavano i percorsi del dio solare con
i loro carri da guerra, nei loro viaggi di caccia o esplorazione verso lo
sconosciuto. I bassorilievi assiri esprimono costantemente l’idea di
carro, mediante la quale si potrebbero portare al limite le possibilità
insite nell’anima degli uomini. Conquistare territori o essere uno solo
con il nuovo conosciuto vuol dire dipendere dal carro, come veicolo, per queste
conquiste.
- Collare. La collana come il rosario, è simbolo dell’incatenamento
dei mondi o degli idescrivibili stati dell’essere universale, fuori
dal quale tutto rimane escluso come impossibile. I vari grani e pietre preziose
della collana si trovano unite e trapassate all’interno da un filo sottile,
che lega tutti gli esseri e stati in un essenza comune. Vediamo collari nelle
carte III, IIII e VIII. Gli corrisponde anche il simbolo generale del cerchio,
della sfera e della ruota.
- Colonne. Sono notevoli le due colonne che possiamo osservare nelle
carte II e V. Rappresentano i due pilastri attivo e passivo, dell’Albero
sefirotico; quelli dell’amore e del rigore, della costruzione e della
distruzione, visibili nel simbolismo massonico nelle colonne J e B, che provengono
a loro volta dalle colonne del Tempio di Salomone. I personaggi centrali di
queste carte, la Papessa ed il Papa, rappresentano la terza colonna neutrale,
quella dell’equilibrio. Stare fra le colonne vuol dire avere un posto
significativo nel cosmo. Nella carta VII, le colonne sono quattro e sostengono
la costruzione cosmica. La struttura della carrozza è quadrangolare,
mentre il baldacchino che serve da tetto mantiene una forma a boveda, rappresentando
entrambi, rispettivamente, la terra e il cielo; questo stesso simbolo si può
osservare in letti medievali e rinascimentali. Anche qualunque porta che segnali
il passaggio da uno spazio all’altro è realizzata sulla base
d’un paio di colonne che sostengono la costruzione.
- Coppa, calice, recipiente, brocca. Ovviamente questi elementi sono
ricettivi tanto per i liquidi, i quali vi si modellano, quanto per gli effluvi
divini o acque superiori, chiamate celestiali, equiparate all’elemento
aria, e allo stesso modo i venti e tempeste che la serie di spade manifesta.
- Corna. Simbolo di difesa e di rifiuto di energie malefiche, si suole
metterli in relazione con la corona, perché sono poste entrambe sul
capo e per la radice KRN che dà origine ad entrambe le parole. Appare
nei vestimenti di vari sciamani. Contrariamente ne Il Diavolo sarebbe una
forma di irradiazione delle energie caotiche che lo caratterizzano.
- Corona. Nella simbolica cabalista, Corona è la traduzione
dall’ebraico del nome della sefirah numero 1, Kether, ciò che
si trova al di là della testa o cuspide. È pertanto attributo
della divinità, della regalità, ed esprime la funzione guerriera.
- Costruzione. La struttura matematica ermetica del Tarocco, è
in se stessa una costruzione completa, lo stesso succede con le persone che
lo interiorizzano, che vanno facendo di loro stesse una nuova dimora. Quest’oracolo,
proveniente dalla tradizione ermetico alchemica, è intimamente legalo
non soltanto a ordini cavallereschi e guerrieri ma anche a ordini di costruttori
ed artisti che ereditano il loro simbolismo iniziatico dalla costruzione del
tempio di Salomone, che a sua volta conosce origine molto più antiche.
Nelle carte XVI, XVIII e XVIIII si vedono simboli muratori. Anche nell’Asso
di Coppe, che sembra figurare un castello o un sacrario.
- Croce. La croce rappresenta l’interazione della verticale
con l’orizzontale, come due piani opposti qualitativamente distinti.
È anche simbolo chiaro del quaternario, e pertanto si manifesta in
forma spaziale in base al percorso solare, marcando la presenza delle stagioni
annuali e delle età nella vita di un uomo, per citare solo alcune delle
sue manifestazioni. È precisamente nel suo aspetto temporale che si
suole circoscriverla in un cerchio, che tocca in quattro punti equidistanti
e analoghi, nel caso in cui questa croce sia di braccia uguali. Segno precristiano
é insieme al cerchio e al triangolo uno di quei segni che potremmo
chiamare veramente arcaici, generativi e connaturati all’uomo, grazie
al quale questi ha potuto essere veramente un emissario fra terra e cielo.
Tutte le croci che si trovano nelle lame dei tarocchi sono croci di braccia
uguali, come quelle che realizzano L’Appeso, L’Imperatore ed Il
Mondo con i loro piedi. Il Papa sostiene con la sua mano sinistra una croce
gerarchizzata in tre piani, analoga alla miracolosa Croce di Caravacca, in
cui alcuni vedono lo schema dell’Albero della Vita cabalistico.
- Cuore. Benché non sia visibile il cuore nelle carte del Tarocco,
questo viene rappresentato dalle coppe ed è segnalato nella carta VI,
L’Innamorato. Essendo quest’organo primordiale l’abitacolo
del divino, luogo centrale in cui si alloggia l’essenza unica dell’essere.
Nella carta IIII, L’Imperatore, il cuore si segnala con la pietra verde
del suo collare; e nella V, Il Papa, le dita che benedicono lo toccano. Il
"seme" di coppe, nel mazzo francese, si sostituisce con il "seme"
di cuori, essendo simboli analoghi, giacché ambedue sono il ricettacolo
degli effluvi celesti. Nel Popol Vuh la deità più alta è
chiamata "Cuore del Cielo", ed ha come sua replica esatta nel polo
della manifestazione un’altra entità denominata "Cuore della
Terra", direttamente imparentata con il Dio Mondo che tuttora venerano
gli indiani quiché.
- Denari, Oro. L’oro significa la perfezione materiale e pertanto
si associa al piano della concrezione della materia nella ruota costante degli
elementi. È anche considerato estremamente prezioso per le sue caratteristiche
di lucentezza ed è sempre stato interpretato come un’immagine
del sole nella terra. È inoltre un elemento di scambio ed è
stato così utilizzato come modello di moneta in pratiche di interelazioni
o commerciali.
- Diavolo. Il diavolo rappresenta le energie ctonie e tutta la manifestazione
mutevole, molteplice e materiale. È un angelo caduto che può
essere riconosciuto in chiunque, però è anche maestro e psicopompo,
che mostrandoci le profondità dei suoi regni sotterranei ci dà
la possibilità di raggiungere la pietra occulta nell’interiorità
della terra e di redimerci da questa caduta accedendo alla conoscenza di ciò
che è impercettibile e che unisce il bene e il male. Quando il Sole
arriva al suo punto più basso non può altro che ascendere.
- Discepolo. I personaggi che sono di spalle nella carta V, Il Papa,
e che si trovano con le braccia aperte in attitudine recettiva, sono i discepoli
che ricevono l’insegnamento tradizionale dall’Ierofante, o maestro
dell’Arte dei Tarocchi, rappresentante del Signore del Tarocco, che
attraverso immagini e colori provoca l’apparizione del maestro interiore.
Questi ci offrirà via via le chiavi che apriranno le porte degli arcani.
Ricevere senza pretendere di essere ciò che non si è, è
proprio di un discepolo di buona condizione, ovvero di colui che si appresta
veramente a ricevere, e che sua volta potrà esercitare la sua arte
o professione, in questo caso, l’Arte del Tarocco.
- Falce. Ciò che si semina si deve raccogliere, e così
succede con i venti e le tempeste. La mietitura avviene in momenti precisi
e periodici; questa forma di ottenere il grano o alimento vitale è
tanto imprescindibile per l’uomo come per gli dei che la crearono. Mietere
è distruggere la pianta per raccogliere l’alimento che sostenta.
Nel suo senso iniziatico equivale a spezzare tutte le nostre parti disperse
per tornare a viverle nell’unità ofiginale. Lavoro per eccellenza,
la mietitura è la raccolta attuale e futura, d’accordo ai ritmi
e cicli della nostra gran madre nutritrice, la terra. Nella carta XIII si
vede uno scheletro falciatore che ha fatto a pezzi diverse parti di organismi
di per sé già divisi. La terra nera dell’indifferenziazione
finirà per generarli di nuovo.
- Fiori. I fiori precedono il frutto e lo annunciano in modo profumato
e sottile; Essi stimolano uno dei sensi più delicati nell’uomo,
l’olfatto, che è lo strumento istantaneo della memoria. Il colore
indefinito dei fiori, sempre mutevole, trae all’esistenza, la varietà
incessante delle luci che adornano la vita. Essi esprimono la gloria del loro
Creatore e giammai Salomone, nella sua infinita grandezza, poté vestirsi
più splendidamente di un giglio del campo. Appaiono in forma naturale
negli arcani minori e anche se pensiamo che non sono puri oggetti decorativi,
tuttavia gli attribuiamo un’importanza secondaria. Fiori in forma di
gemme o diademi si trovano nell’iconografia delle carte II, V e XIIII.
- Freccia. La freccia è un’arma connessa con l’elemento
aria, e come tale porta piume d’uccello che controllano le sue direzioni.
In questo senso colui che è toccato da una freccia è analogo
a colui che è stato toccato da un raggio. Scagliata dall’arco
degli dèi o degli spiriti, segnala l’eletto, molte volte anche
la vittima, i messaggi di cui è portatrice. Carta VI.
- Gambero. Antico segno zodiacale del Cancro, con il quale si associa
per mezzo delle acque e la luna che li governa. Il gambero abita lì
così come si può osservare nella carta XVIII. Un’altra
delle sue caratteristiche è camminare lateralmente e nascondersi con
gran rapidità.
- Gemelli. Simbolo tradizionale dell’unione, di ciò che
essendo duplice è nato ciò nonostante da uno stesso uovo, i
gemelli abitano tutti i panteon: Castore e Polluce, Romolo e Remo, Krishna
e Arjuna, QuetzalcoatI e Xolotl, Hunah–Pù e Ixbalanché,
etc. Molti di essi tuttavia si trovano divisi e possono perfino essere opposti
o nemici, come esprime con molta chiarezza il famoso yin–yang dell’estremo
oriente. Il fenomeno dei gemelli sempre ha causato stupore ed è stato
spesso tabù in diverse culture. Tra gli indiani Pueblo, simboleggia
il pianeta Venus nei suoi due aspetti, di stella mattutina e vespertina. Nella
carta XVIIII la coppia di infanti identici esprime l’unione del binario
determinata dall’unità dell’amore. Nella carta XV si può
ugualmente osservare un paio di diavoletti incatenati e seminudi, espressione
chiara dell’ambivalenza che suole reggere i nostri pensieri e le nostre
azioni.
- Giullare. Il giullare è colui che fra arguzie, scherzi e
allegnie riproduce in modo amabile i tranelli, gesti e paradossi del suo Creatore.
Il nostro personaggio canta mediante trabocchetti la realtà del creato
del quale lui solo vive come un attore nell’indefinitezza dei gesti
e delle memorie che abitano il teatro del mondo. Il giullare è un burattino
che ripete, ricreandola, la creazione originale della quale è uno strumento.
Sempre scherzando o in festa, quel giullare che tutti possediamo ci rallegra
a volte con una speranza che già fu, o con un passato totalmente futuro.
Personaggi come quelli della carta senza numero, chiamata Il Matto, e la I,
Il Mago, percorsero (e percorrono), secondo il Tarocco, i cammini d’Europa
e del mondo.
- Guanto. Il Papa, arcano V, porta nella mano sinistra un guanto con
una croce bordata che ne sostiene a sua volta un’altra con la mano destra
benedice mentre con la sinistra conserva gelosamente i segreti della tradizione
rappresentando i sensi esoterici ed exoterici in cui questa si esprime.
- Ierofante, papa, psicopompo. L’autentico ierofante è
in primo luogo uno zelante guerriero, guardiano del sacro, incaricato di attrarre
le emanazioni celesti, invocare gli dei e praticare i riti che fanno sì
che la Tradizione rimanga viva grazie alla generosa trasmissione rigenerativa
che realizza messaggi e rivelazioni di cui è stato dotato. Sia in forma
di stregone, sciamano, sacerdote, guaritore o psicopompo, apre le porte dei
giochi di relazioni più semplici risolvendo gli enigmi esistenziali,
questo personaggio non è pericoloso, salvo quando è irritato.
In questo caso è da temere.
- Imperatrice, regina. La regina è anzitutto la sposa del re,
suo complementare, e come tale riceve le energie celesti che danno al suo
sposo la sovranità, in modo riflesso e pertanto compartito. La regina
è tale in quanto lo è in se stessa: il suo regno è interiore,
segreto, ma verificabile. La vera regina non ha bisogno di potere perché
lo ha; è soggetta alle pressioni del mezzo (alle dicerie della corte),
sa mantenere una distanza equanime che non è altro che il riflesso
dei suoi pensieri. La dama è anche la regina del cavaliere, l’ideale
femminile per eccellenza. Imperatrici e regine sono identificate con il più
alto potere temporale, la regalità e la nobiltà.
- Inversione. Il Tarocco ci insegna a realizzare la congiunzione degli
opposti mediante la inversione dei colori delle carte o della direzione a
cui mirano i diversi personaggi e figure. Questo è particolarmente
evidente nei vestiti de Il Mago, arcano I, nei cavalli della carta VIII, Il
Carro, e nelle anfore della XIIII, La Temperanza, dove i colori azzurro e
rosso si invertono, mostrandoci la necessità di combinare i contrari.
Si trova anche nel carattere ermafrodita de Il Diavolo, nel maschio e la femmina
dei gemelli di questa carta, e della XVIIII, nelle posizioni invertite verso
cui guardano La Papessa ed Il Papa, L’Imperatrice e L’Imperatore
(e le aquile dei loro scudi) e nella direzione ascendente e discendente delle
figure mobili de La Ruota della Fortuna come anche nelle spalline della figura
del personaggio de Il Carro. Il Tarocco ci insegna a vedere il doppio aspetto
di tutte le cose, e unificarlo, nel significato duale, a diritto e a rovescio,
con il quale si leggono le carte. L’arcano XII, L’Appeso, è
un altro simbolo netto d’inversione.
- Lanterna, faro. Molti di coloro che sembrano saperlo non lo sanno
e hanno solo conquistato un faro, immagine debole del sole, che li illumina
nel loro cammino. Se la lanterna non è il sole e neanche la luna, il
viandante troverà poca illuminazione sui suoi passi; tuttavia quella
debole luce equiparabile alla coscienza e alla sapienza rimarrà brillando
come se fosse un faro o una semplice curiosità del cammino. La luce
artificiale è simile alla naturale e pertanto è soggetta alle
corrispondenze dirette e inverse che caratterizzano l’illuminazione
naturale. Tutto il mondo è eremitico, soprattutto nelle grandi città.
Molti si rifugiano in luoghi appartati, in buone condizioni ecologiche, però
disgraziatamente portano con sé la contemporaneità; non c’è
niente di meglio che l’isolamento, sopratutto se si è ben accompagnati.
L’eremita compie un’importantissima funzione sociale.
- Leone. Il leone è un animale associato al fuoco ed alla regalità.
Il suo colore dorato fa sì che l’astrologia lo leghi al sole
e l’alchimia all’oro. Appare nella carta XI come bestia feroce
che deve essere addomesticata, e nella XXI, rappresentando il segno zodiacale
del Leone.
- Libro. Il mondo in molte tradizioni viene comparato a un libro dove
la penna divina scrive o dipinge costantemente la totalità di ciò
che è manifesto. Questo libro della vita è il testo sacro e
sapienzale per eccellenza, immagine paradigmatica di qualunque scrittura e
libro, rivelato o no. Il Creatore ordina agli scrivani celesti di eseguire
ogni parte dell’opera che lui dirige in relazione ai ritmi, sequenze
e congiunzioni armonici che in se stesso organizza. Il suo linguaggio è
necessariamente poetico in quanto ritmico, e profetico per il suo sviluppo.
Nel Libro della Vita sono scritti tutti i nomi di coloro che popolano l’universo,
per quanto piccoli e insignificanti ci possano sembrare. La Papessa, carta
II, legge costantemente il libro del presente composto di passato e futuro.
- Luna. Simbolo del principio femminile e passivo. La Luna, astro
della notte, è il complementare del sole, vista a volte come sua sorella
(o fratello) e sposa, opposta e complementare. La tradizione sempre l’ha
assimilata alle acque che governa, e ha visto in essa due livelli che manifestano
due stati dell’essere: un mondo sopralunare, le acque superiori visibili
in Binah, ed un altro sublunare (Yesod e Malkhuth), l’illusorio mondo
della molteplicità e dei mutamenti. La luna è stata sempre assimilata
al piano psichico e la sua energia e potere d’attrazione non solo è
visibile nel mondo esterno bensì anche mediante i fluidi più
sottili, occulti e interiori, che alimentano le fantasie della mente. È
stata anche considerata come la grande regolatrice e i calendari si sono sempre
basati su di essa come manifestazione evidente della scienza dei cicli e dei
ritmi. Nella Cabala ebraica la luna oscura, perversa e nera, è chiamata
Lilith, equiparata con tutto il rigore alle entità femminili che i
greci chiamavano Lamie.
- Mondo. Il mondo o Kosmos era secondo i Greci la possibilità
di tutto il creato portato fino ai suoi propri limiti. Non c’erano dunque
altri mondi ma tutti i mondi erano in questo. Il cosmo è un ordine
emanato dal caos a cui deve necessariamente ritornare. Molte tradizioni identificano
il mondo come loro creatore e pensano che questo è vivo e si esprime
attraverso gli spiriti, esseri, forme, animali e colori che coabitano nell’universo.
Ciò nonostante dobbiamo chiarire che questo dio, assolutamente quotidiano
per le tradizioni sacre, non è l’autentico Dio il cui nome è
innominabile, la sua forma inesistente e il suo essere inconoscibile. Nella
carta XXI il Mondo è rigenerato dopo essere stato assorbito nella sua
propria bellezza.
- Nube. Molte culture hanno visto discendere dalle nubi profeti o
profezie associate al loro proprio destino; le nubi, come fenomeni atmosferici,
sono associate al piano intermedio e pertanto all’anima dell’uomo
nei suoi aspetti psichici superiori e inferiori. Questi fenomeni atmosferici
sono assimilati dall’uomo ai mondi, paesi o costruzioni analoghi alla
città celeste, o realtà eterna, che le deità proiettano
secondo il loro volere. Legate al piano immaginario e della fantasia, le nubi
descrivono stati mutevoli dell’anima universale, riflessi nella psiche
individuale.
- Nudità. La nudità può equipararsi allo spogliarsi
dei beni materiali, la purezza, l’ingenuità e il candore. Tutto
ciò è associato inoltre all’assenza di possessi mentali
e alla leggerezza o levità che caratterizza questo stato. Il corpo
nudo della donna è per l’estremo oriente e altre tradizioni un’immagine
del cosmo, la madre universale, la sposa o amante sacra. Star nudo è
non avere niente da nascondere e pertanto la speranza di ricevere tutto, incluso
i vestiti. Immagine dello stato primigenio o veramente naturale, è
anche un simbolo di libertà. Appaiono personaggi nudi nelle carte XV,
XVII, XX, XXI e anche ne Il Matto che ha la natica scoperta.
- Ombelico, omphalos. L’omphalos è stato assunto sempre
come il centro del mondo e analogamente come la fonte vitale del microcosmo.
I distinti centri del mondo, conosciuti da diversi uomini e popoli dell’universo,
costituiscono il Centro archetipico del Mondo, o il principio e il fine di
ogni possibilità. Questo punto geografico centrale, orizzontale, è
anche un asse verticale che è percorso costantemente da effluvi uranici
e ctonii, celestiali e inframondani.
- Paggio, valletto, fante. Giovane uomo che attende re, regine e cavalieri
e il cui ingresso in un ordine militare corrisponde a quello di apprendista
alchemico. La sua molteplice funzione, gentile e versatile, permette la interelazione
tanto fra esseri soggetti a uno stesso piano orizzontale della realtà,
come quella dello scambio con energie verticali quasi sempre enigmatiche per
il nostro adolescente personaggio. Il paggio ci insegna il servizio, l’umiltà
e l’obbedienza, e non è necessariamente buono, anzi è
la maggior parte delle volte ignorante, supplendo ciò con le sue effervescenze
e arguzie giovanili.
- Papessa. La dea bianca, e la nera, rappresentano due aspetti polarizzati
di una stessa entità. Isis con il velo o Isis svelata sono la stessa
saggia entità sacerdotale che esercita la sua tutela su tutte le donne
e come queste sui loro figli. La terra occulta, vale a dire la dea nera, o
quella di color bianco, manifesta, sono aspetti di una sapienza tradizionale
che considera il femminile come depositario del mistero, o dei segreti dell’arte
generativa. La Papessa nasconde tutte le manifestazioni esteriori mantenendo
così il segreto della fecondazione universale. L’arcano numero
II è un agente segreto del Sé.
- Pellegrinaggio. Pellegrinare è cercare il nostro proprio
fantasma, la nostra ombra, ovvero l’altro, nascosto nei recessi più
profondi del nostro essere. Peregrinare è tornare a se stessi, capire
che la storia è sempre aneddotica, che il mondo è un insieme
speculare di fenomeni, esseri e cose che si riferiscono al sé. La peregrinazione
è un’immagine in piccolo del viaggio che tutti realizziamo nella
vita: peregrinare è essere nella misura in cui siamo stati in accordo
con il cammino che andiamo percorrendo rispetto ad un centro fisso. Andare
e tornare sono due aspetti di una stessa ed unica meccanica.
- Pietra. La pietra è un simbolo fondamentale della tradizione
unanime. Dalle pietre grezze, che sono abbondanti e comuni, passando dalle
semipreziose e preziose che adornano i collari e le corone, fino al diamante,
simbolo dell’indistruttibile, le pietre hanno sempre posseduto un profondo
significato. Per non parlare del simbolismo muratorio, visibile solo nelle
lamine XVI, XVIII e XVIIII e nell’Asso di Coppe, che sembra figurare
un castello, un sacrario o un cuore. Si dice che gli effluvi celesti che cadono
sulla terra nell’arcano XVI sono pietre cadute dal cielo, come quelle
che servirono da altare o ara in varie tradizioni. Menzioneremo infine l’idea
della pietra filosofale e l’idea che afferma che noi uomini siamo pietre
vive sempre presenti nell’arte alchemica.
- Quaranta. Il numero quaranta è proverbiale nella tradizione
giudeocritiana, anche come sinonimo di prova: quaranta giorni castiga Dio
con il diluvio; Gesù affronta le tentazioni durante un digiuno di quaranta
giorni; i cristiani celebrano la quaresima, che sono i quaranta giorni che
precedono la Resurrezione, e l’ascensione di Cristo si verifica quaranta
giorni dopo questa. Ricordare che sono quaranta gli arcani minori del Tarocco,
organizzati in dieci dita e quattro semi o colori che corrispondono nell’Albero
sefirotico tridimensionale, ai piani delle diverse numerazioni nei differenti
mondi.
- Raggio. Il raggio è il messagero celeste che connette cielo
e terra e annuncia la fertilità promossa dalle piogge. Uno degli esempi
più distaccati dell’ambivalenza dei simboli è quello del
raggio, dato che da un lato distrugge –conte il suo associato I’uragano–
regenerando sempre la verginità del passivo. Lo stesso si dice dei
vulcani. Ricordiamo che il raggio è l’arma di Zeus–Giove,
conosciuto benefattore e padre di dei e dee. Carta XVI.
- Re, imperatore. Simbolo per eccellenza del potere temporale in relazione
al materiale in contrapposizione al potere spirituale del sacerdote, è
anche manifestazione del reale e vero, degli aspetti nobili dell’essere
che a sua volta si contrappongono all’ordinario. L’uomo vecchio
è impregnato della volgarità del mezzo. Il nuovo uomo, nato
dall’alto, è reale. Nel regno dei cieli tutti sono re e sacerdoti
di condizione atemporale. Imperatori e re hanno esercitato in molte occasioni
entrambi i poteri, ciò che nella simbologia cristiana ha come esempio
il Maestro Gesù e il Cristo Re.
- Ruota. La ruota è uno dei simboli primordiali di tutte le
tradizioni. Immagine del movimento e l’immobilità, la sua applicazione
non è soltanto temporale ma bensì circoscrive spazialmente l’idea
di cosmo. Il mistero della ruota include un punto immobile e una molteplicità
di punti successivi. senza soluzione di continuità, immagine del movimento.
La ruota è un cerchio e nella tridimensionalità una sfera, ovvero,
una forma perfetta e archetipica a cui rispondono tutte le forme manifestate.
Come immagine di ciò che è mobile, cioé di un tempo percorso
in uno spazio, si riferisce al dramma esistenziale del nostro passaggio sulla
terra. Può anche vedersi come sinonimo di cambiamento. È evidente
nel Carro, carta VII, e nella X, La Ruota della Fortuna. Come quasi tutta
le monete, i denari del mazzo sono ruote.
- Scettro. A questa figura corrispondono i principi generali del bastone
o bastoni essendo questi ultimi più primitivi e quelli che hanno dato
origine allo scettro (levigato e cosparso di gioielli), immagine di potere
di imperatori e sovrani.
- Scheletro. Lo scheletro, o il cadavere sprovvisto della sua carne,
viene ovviamente assimilato alla morte e alla mietitura, che questa pratica
continuamente. Le ossa costituiscono la struttura dell’essere umano
manifestato ed anche la sua parte più sostanziale e materiale. Carta
XIII.
- Schiavitù. Gli uomini, condizionati dalle innumerevoli circostanze
che impone il mezzo, servono come schiavi a un livello della realtà
che non supera l’illusione, le ombre ed il sonno. Legati ai sensi, concedono
realtà a questo mondo immaginario. A liberarci da questa schiavitù
ci chiama l’iniziazione ai misteri, il penetrare altri mondi, che pur
essendo sempre qui e ora, ci sfuggono perché siamo distratti dalla
quotidianità di un tempo successivo e orizzontale che ci schiavizza,
limitandoci. La coppia che appare nella carta XV, Il Diavolo, simboleggia
questa schiavitù. Liberarci da essa significa trascendere.
- Scudo. Ovviamente lo scudo è un arma difensiva e come tale,
protettrice. La sua funzione è conservare la vita e difenderla dai
pericoli che la possono minacciare. Il guerriero porta la sua lancia (attiva)
e porta anche il suo scudo (passivo) quando deve lottare contro i suoi nemici.
Generalmente gli scudi contengono iscrizioni di tipo magico o elementi sacri
che offrono il loro appoggio nell’arte della guerra; in altre occasioni
vi si inscrivono mandala, come lo sono i segni araldici di una nazione, popolo,
regione, famiglia o individuo, con i quali il combattente si identifica. Ciò
ha fatto sì che gli scudi chiamati "d’armi" si pongano
in relazione con le genealogie, la maggior parte delle volte mitiche, di coloro
che vivevano le guerre come una realizzazione delle loro possibilità
e come il mestiere più adeguato al loro temperamento.
- Sole. Astro re, luminare della vita, che si produce mediante le
due energie che emana: luce e calore. Senza il sole la vita organica non sarebbe,
e ciò lo hanno saputo in maniera unanime tutti i popoli che sono stati
e sono nel mondo. Simbolo del potere e della regalità, in alchimia
lo si associa all’Oro, in ermetismo al fuoco, ed in tutti i casi alla
fonte esistenziale. Il Sole è stato sempre una realtà evidente
che giammai potrà perdere attualità. Se non esistesse il sole
bisognerebbe inventarlo, il che succede in molti riti tradizionali di diversi
popoli. Essendo l’immagine visibile del trascendente, la tradizione
ermetica lo considera come centro della cosmogonia, indicando ripetutamente
la necessità di superarlo.
- Spada. Simbolo dell’asse (attivo) in contrapposizione alle
coppe (passivo); assimilato alla lancia e alla picca. Si mettono in risalto
i due tagli della spada, come nel caso dell’ascia druidica di doppio
filo, emblema del potere guerriero; la sua fabbricazione suppone la conoscenza
del ferro e pertanto della metallurgia. Come il bastone e lo scettro esprime
potere. Nella carta VIII si relaziona con il rigore del giusto.
- Stella. Nell’arcano numero XVII denominato La Stella o Le
Stelle, appaiono precisamente 7 forme stellate nel cielo, attorno a una maggiore
e di doppia radiatura, di 16 punti, che con il suo centro costituiscono 17
possibilità corrispondondenti con il numero della carta. L’uomo
ha sempre mirato la curva celeste come punto di riferimento e come una guida
per le sue inquietudini e necessità. Astri, stelle fisse e costellazioni
descrivono nel firmamento una storia e una geografia sintetica, movimenti
di dèi, eroi e innumerevoli forme animali ed umane, di cui sono figlie
le forme corrispondenti nella terra. Le stelle fisse per loro propria caratteristica,
così come la precessione degli equinozi, sono stati considerati come
i moduli più stabili nella creazione universale: mentre avviene diversamente
nelle rapide e cangianti espressioni dei pianeti molto più assimilate
alla vita della terra e all’uomo.
- Tavolo. Questo oggetto si osserva specialmente nella carta I, Il
Mago, dove si distingue come un piano, così come potrebbe essere il
piano creazionale. Il tavolo significa un mondo di oggetti che lo popolano
e le diverse relazioni che essi posseggono e tessono tra loro. La superfice
del tavolo è la totalità del piano ed i suoi limiti inquadrano
quest’oggetto in forma definitiva; tutto sta nel piano e la prova di
questo sono i quattro elementi (fuoco, aria, acqua e terra), simboleggiati
rispettivamente dalla bacchetta de Il Mago, dal coltello, miniatura della
spada, dal vaso vuoto e dalla moneta d’oro. Si osserva anche un cubo
e un gioco di dadi che esprimono le possibilità indefinite di ciò
che è potenziale e le diverse possibilità numeriche che si producono
sul tavolo, piano esemplare come intermediario fra i mondi terrestre e celeste.
Si potrebbe pensare che l’evidente fatto che il tavolo mostri solo tre
piedi rappresenti i tre principi (zolfo, mercurio, sale) con cui si combinano
i quattro elementi, producendo l’artificio della manifestazione.
- Teschio. Gli si attribuiscono le caratteristiche generali dello
scheletro umano; per le sue caratteristiche zenitali vi si associano le caratteristiche
più alte: intelligenza e sapienza. La forma semisferica del teschio
si associa al duomo o cupola nel simbolismo muratorio, essendo entrambe immagini
del più alto, della sommità, e di connessione con altre possibilità
sovrumane. È interessante segnalare che il maestro Gesù muore
sul Monte (simbolo di elevazione) chiamato Golgota, parola la cui traduzione
è "cranio".
- Tiara. In modo analogo alla corona, la tiara manifesta potere, forza
e autorità. Esiste ciò nonostante una differenza: mentre la
tiara è l’espressione dell’autorità spirituale ed
energia magica (nel caso di Merlino, per esempio) la corona esprime il potere
temporale e le attitudini militari che gli si corrispondono. Le tiare nel
Tarocco, che rispettivamente si vedono nelle carte II e V, sono gerarchizzate
in tre livelli, equivalenti a diversi piani di conoscenza in stretta correlazione
con la struttura dell’Atanor alchemico, con il diagramma dell’Albero
della Vita e la distinzione fra il corporeo, lo psichico (inferiore e superiore)
e lo spirituale.
- Tomba. La tomba è il luogo della quiete e del riposo dagli
squilibri psichici e fisici; è anche un simbolo di resurrezione in
cui, lasciato ’l’equipaggio" psicosomatico, l’essere
si può nuovamente integrare alle sue origini. Nella morte iniziatica,
la morte è a volte sostituita dalla caverna, il sotterraneo, la cripta,
o un luogo ritirato nella foresta o la selva. Tutti arrivano solitari alla
loro tomba, così come si arriva solitari all’esistenza. Coloro
che credono in una resurrezione definitiva considerano che nel tempo mitico
del giudizio finale ci saranno esseri che saranno riscattati insieme con la
possibilità di un mondo nuovo. La tomba ci porta all’idea di
fine ciclo, presente anche nelle carte XIII, XVI e XXI.
- Tonsura. Visibile negli alunni che ricevono l’insegnamento
de Il Papa (carta V) o ierofante, la tonsura è simbolo delle energie
superiori che connettono l’uomo, dalla sommità, con i mondi dell’alto.
Si mette in relazione con "il sommo del capo" e anche, nel Kundalini
yoga, con il chakra più alto, sahasrara, che è anche chiamato
"coronario". Questo punto unisce l’uomo con l’invisibile
e lo connette con il cielo, ossia con altri stati dell’essere universale.
- Toro. Appare esclusivamente nella carta XXI come il segno zodiacale
di Taurus, benché il simbolismo di questo animale si trovi molto diffuso
anche sotto l’aspetto sacro di vacca, bue o bisonte. Corrisponde all’elemento
terra.
- Torre. Risulta paradossale che la figura a cui si assegna il numero
XVI sia chiamata in alcuni Tarocchi La Casa di Dio e anche La Torre di Distruzione.
Senza dubbio la torre è verticale e si può associare, come la
piramide, lo zigurat, la scala e l’obelisco, con la verticalità
dell’asse del mondo. La torre è anche simbolo di superbia, così
come si suole riconoscere nella figura biblica della Torre di Babele. È
dunque un simbolo ambivalente di potere costruttivo ed al tempo stesso di
vanità umana. Anche nella carta XVIII, La Luna, si vedono delle torri
o castelli in lontananza, forse per indicare i castelli o dimore interiori
di cui ci parlò Santa Teresa di Gesù.
- Tragedia–Commedia. Due manifestazioni opposte –come
quella della guerra e quella della pace– di una stessa energia che si
rappresenta nello scenario teatrale del mondo come due contrari che in un
punto comune sono complementari; il riso e il pianto, il piacere e il dolore,
il quale è perfettamente percettibile mediante manifestazioni, fatti
e fenomeni in qualunque essere individuale. Questa dualità è
visibile nelle spalline del personaggio della lamina VII, e del Re di Spade.
Nel Cavaliere di Spade è visibile una sola spallina, in posizione neutra,
come unione dei contrari.
- Trombetta. L’aria propaga i suoni intesi come messaggi e musiche
celesti. Fra tutti gli strumenti musicali sono quelli a fiato,che più
si associano a chiamate o annunci, talvolta a causa della somiglianza alla
voce umana. L’angelo del giudizio finale fa suonare la sua tromba, mediante
la sua vibrazione ogni morto rinasce, resuscita. Questa carta si deve mettere
in relazione con il libro apocalittico di Giovanni, chiamato della Rivelazione.
- Trono. Il trono è un posto speciale, proprio e significativo,
nello spazio uniforme, più o meno caotico e generalizzato. In alcune
tradizioni come quella indù un tappeto caratterizza questo spazio.
Nella tradizione Maya questo luogo speciale era significato dalla sfera, su
cui si sedevano capi, caciques e sciamani. Il trono è il posto su cui
siede tanto il potere spirituale quanto il reale. Difficile immaginare l’importanza
di una semplice sedia, tappeto o sfera, se non fossero sacralizzati ed avessero
un significato cosmogonico e spirituale. Nell’abbazia di Westminster,
in Inghilterra, si può osservare il trono dove i re vengono tuttora
coronati: si tratta apparentemente di una semplice pietra, però di
caratteristiche magico–teurgiche, ovvero santificata e carica di potere,
alla quale gli si è aggiunta una semplice sedia di legno. Carte II,
III, IV, V, VIII.
- Uccelli. Sono gli animali che corrispondono all’elemento aria,
pertanto in tutte le mitologie attuano trasmissioni di messaggi, così
come il vento annuncia le piogge. Questo simbolismo si collega anche alle
loro piume ed ali, e così vediamo il dio greco–romano Ermes–Mercurio
con l’elmo e i piedi ornati di tali attributi. L’uccello nero,
o corvo, è stato a volte considerato come l’emblema della nigredo,
stato alchemico di putrefazione che conoscono gli adepti. Carta XVII.
- Vecchiaia. Le società tradizionali o arcaiche hanno riconosciuto
nella longevità e nell’esperienza una virtù sapienzale
che comincia con il fatto di aver potuto conservare la vita durante tanto
tempo in mezzo a guerre, disastri e malattie, senza contare i dispiaceri e
le ingiustizie. Esiste dunque secondo gli antichi una sorte di sapienza biologica
che forse consiste nel vivere il dipanarsi del tempo nel sempre presente.
Questa attualizzazione è una prerogativa della sapienza che fa sì
che le cose siano per noi ciò che sono, invece di volere ciò
che vorremmo che fossero. È pertanto nell’economia armonica dell’essere
che queste realtà si verificano.
- Vegetazione. La vegetazione manifesta chiaramente le possibilità
dell’energia cosmica, che fruttifica nel nostro mezzo (quello dell’uomo)
rendendo in questo modo possibile la vita sulla terra e tutto ciò che
significa il nostro pianeta e i suoi abitanti rispetto a un ordine universale.
Dalle piante ricevono il loro alimento gli animali ed il genere umano, e il
loro permanente verdeggiare sostiene le possibilità della generazione
e i cicli in cui questa si manifesta.
- Velo. Elemento di occultamento e di rivelazione, il velo stabilisce
una distinzione fra l’esteriore e lo interiore. È per suo mezzo
che si comunicano queste energie essendo neutre per la loro netta distinzione.
Il velo è la protezione del segreto e anche il setaccio da cui passano
le esperienze che ci trasmettono i sensi. L’occulto si trova nascosto
dietro un velo e conoscerlo è analogo a rivelarlo. Si vede nelle carte
II e XXI. Nella prima la Sapienza è segreta, o cifrata, come in un
libro ermetico; nella seconda il Mondo è coperto da un tenue velo per
tutti coloro che non vogliono o possono ammirare la sua bellezza, pienezza
e magnificenza.
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